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Inter – Lazio 2-0: i biancazzurri soffrono il pressing alto e le transizioni di Lautaro e compagni

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Sarà stata la voglia di vendicarsi dopo lo scudetto di sei mesi fa perso al fotofinish proprio in una serata milanese. Sarà stata la voglia di andare alla sosta in vetta alla classifica, seppur in compagnia della Roma. Fatto sta che i tre punti di ieri sera sono di fondamentale importanza per i nerazzurri. L’Inter del pressing alto e delle transizioni si sbarazza di una Lazio di sterile fraseggio e agguanta i gialorossi al vertice. Due settimane a braccetto, su in vetta, dopo un 2-0 facile facile dove il “made in Chivu” ha garantito sicurezza. A segno Lautaro, al ritorno al gol in A dopo più di un mese, e il solito Bonny, che nell’ultimo mese non ha fatto rimpiangere Thuram. La strigliata è servita: questa sì che è l’Inter di Chivu. In una fredda notte di novembre ha superato il Napoli oscurando le prove opache – ma vittoriose – contro Verona e Kairat. Il falco graffia la preda alla prima picchiata. Uno spaesato Isaksen si complica la vita da solo regalando il vantaggio all’Inter dopo tre minuti: il danese riceve la sfera in solitudine, punta Bastoni, ma invece di avanzare torna indietro, lasciando scoperto il fianco biancoceleste. Una scelta strana, incomprensibile. L’azzurro quindi, ormai un pressatore provetto, recupera la sfera e serve Lautaro al centro. Il destro dell’argentino, di collo esterno, finisce all’incrocio. Numeri da aggiornare: 161 gol con l’Inter, 8 in stagione, 4 in Serie A, dove non segnava dalla sfida con la Cremonese del 4 ottobre. Il raddoppio è di Bonny, bravo a sfruttare un assist di Dimarco e a pungere Provedel a porta vuota (62’). Qui il colpevole è Romagnoli, in ritardo sul cross dell’esterno. Quarto gol in campionato per il francese, ancora una volta decisivo. Domandina per gli insegnanti: come vi sentite quando i vostri studenti rispondono in coro, e bene, a un quesito spiegato settimane prima in due ore di lezione? Soddisfatti, appagati e anche un po’ orgogliosi, forse, perché le antenne di tutti erano dritte e nessuno dormiva sul banco. Chivu si sentirà più o meno così. La sua Inter ha recepito quanto chiede da mesi: verticalità, aggressione e transizioni, la chiave di volta che apre la sfida con la Lazio. I nerazzurri, bramosi di sfruttare i passi falsi di Milan e Napoli, chiudono i biancocelesti in area fin dai primi minuti. Il fraseggio sarriano – lento e prevedibile – si scontra con un’Inter agguerrita e a tutto campo. Tre le azioni manifesto: al 22’ un gran recupero di Basic alza il ponte levatoio su un coast to coast di Barella, partito in solitaria all’assalto del castello (di carte) costruito da Sarri, mentre un paio di minuti dopo – sempre su sventagliata dell’azzurro – Sucic calcia fuori di sinistro.

L’Inter aveva recuperato palla e verticalizzato in un pugno di secondi. Al 27’, infine, Akanji spreca un assist di Dumfries. Il croato aveva servito l’ex Psv con un cambio di gioco. L’ultimo appunto arriva da Carlos Augusto, il jolly che piace a tutti: Chivu l’ha schierato come esterno destro. Ha servito Zielinski in occasione del 3-0, poi annullato per un fallo di mano di Dimarco a inizio azione. I presupposti per dar fastidio c’erano tutti: sei gare senza sconfitte, cinque senza subire gol. Ma la prevedibilità ha rovinato lo spartito. L’Inter ha azzannato la Lazio fin da subito. Ha spazzato via la serenità con cui palleggia andando a pressare uomo su uomo, rendendo ardua la costruzione. L’occasione migliore è stata la traversa di Gila al 75’ sugli sviluppi di una punizione dalla trequarti, più un tris di conclusioni firmate Zaccagni, Isaksen e Pellegrini. Troppo poco. Sarri, immerso nei suoi pensieri, ha preso nota sul solito taccuino. Passo indietro per la Lazio ma la sosta porterà consiglio.

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